Spettacoli

art

quando guardi a lungo nell’abisso, anche l’abisso ti guarda dentro”.

Un quadro apparentemente bianco, ci mostra come lo specchio, tutta la vicenda. Grazie ad esso, con esso e attraverso esso, esplode la vicenda con le contraddizioni dei personaggi, i quali cercano nei loro compagni quelle certezze che la vita non riesce più a dare, ma si ritrovano a guardare loro stessi in un dipinto.

Una commedia nera si stampa su una tela bianca e l’incendio divampato, illumina un salotto; tra quelle fiamme scorgiamo i personaggi, le loro ansie, le loro paure.

Quel quadro racconta una storia e lo spettacolo fa lo stesso, racconta di “un uomo che attraverso lo spazio e scompare”

un passato senza veli

Questo spettacolo nasce dalla scrittura del mio libro Eros e burlesque, edito da
Gremese nel 2016.
Durante lo studio preliminare su fonti prevalentemente americane (purtroppo le
pubblicazioni italiane sul tema erano poche e generiche), mi sono imbattuta in
personaggi straordinari. E più approfondivo la ricerca, più queste figure mi
parlavano e si imponevano alla mia attenzione, collocandosi idealmente ‘al
centro della scena’.
Continuando a studiarle e a raccontarle sulla pagina, mi immedesimavo
completamente in loro, ritrovando, tra le pieghe di quelle vite, le mie stesse
difficoltà, gli stessi patimenti, gli stessi dubbi. Il passato non mi era mai
sembrato così contemporaneo.
Da qui, immediata, la voglia di portare in scena, in forma di monologo, alcuni
degli “incontri” in cui mi ero imbattuta, tentando – grazie alla mia doppia
esperienza di attrice e di performer burlesque – una sintesi tra i due linguaggi.
Sola in scena per 80 minuti, racconto e rivivo le storie di queste donne
coraggiose, imprevedibili e, soprattutto, femministe ante-litteram: alcune di
loro, con i soldi guadagnati in scena, riuscivano a mantenere più di un marito
(che, puntualmente, veniva lasciato all’immancabile richiesta di ‘smettere di
spogliarsi’ per amor suo).
Vere Dive marchiate con lo stigma di “stripper” in un mondo in cui la donna, era
perlopiù, casalinga, al massimo maestra o segretaria…
Esistenze fuori dagli schemi che, con il proprio mestiere, riuscivano a raccontare
dall’interno la femminilità, svelando a molti un immaginario profondo e potente,
riscoperto e reinventato nei primi anni 2000, dal movimento del New Burlesque,
assunto a modello di emancipazione e di libera ricerca espressiva”.
(Giulia Di Quilio)

Follia d'ufficio

Negli Uffici della Tel To Tell, azienda multinazionale di telecomunicazioni è successo qualcosa di strano. I suoi responsabili di settore, sei persone completamente diverse l’uno dall’altra, con le loro ambizioni e le loro divergenze, si comportano in modo assurdo. Sembrano essere completamente nel pallone, e proprio a pochi minuti dall’inizio dei colloqui con il Direttore Generale che sceglierà tra loro il suo futuro Vice. Per capire cosa è successo, però, bisogna tornare a qualche ora prima, e cioè al momento in cui i sei scoprono, per caso, che in realtà tra di loro è già stato individuato chi dovrà ricoprire quel posto. Ma gli altri ovviamente non sono d’accordo. Ed è a questo punto che come d’incanto tutte le invidie, le gelosie che caratterizzavano il loro rapporto vengono messe da parte per un’ alleanza subdola e meschina, che ha un solo scopo: quello di far apparire il prescelto, durante il colloquio, come una persona instabile e pertanto inadatta al ruolo; ma bisogna trovare un modo, un’idea plausibile, che costringa il loro collega a rinunciare alla promozione, e che lo faccia anche di sua spontanea volontà. E ad aiutare i membri del complotto sarà lui stesso, che gli fornirà un ottimo pretesto attraverso la sua ipocondria cronica, ed una misteriosa malattia che tra l’altre cose porta ad avere delle sensazioni di déjà vu prolungato e allucinazioni visive e uditive. 

Una malattia che qualcuno già definisce come “Sindrome da stress da ufficio 

Salutava sempre

Uno, dieci mille studi televisivi. I proiettori che illuminano le personalità invitate e che generano dietro di loro ombre scure. Opinionisti che danno fiato alla bocca con opinioni ridicole, inviati che superano il limite della decenza per lo scoop, il conduttore/la conduttrice con le sue domande prive di pensiero e senso, farcite di finta compassione, conoscenti che descrivono il killer come uno che “salutava sempre”, il killer trionfante sul podio del circo televisivo. Salutava sempre è un lavoro grottesco che parla della morbosità contemporanea sul fatto di cronaca nera, dove il delitto, da mera circostanza che interessa gli inquirenti, viene sviscerato davanti ad un pubblico senza rispetto e soprattutto senza vergogna, costruendo una giostra mediatica che porta alla nausea. La scrittura, supportata dal taglio interpretativo degli attori, è volutamente parodistica e parossistica. La regia con la sua mano ferma crea il contenitore nel quale si attua la tragedia del contemporaneo, quella in cui è fondamentale avere un morto su cui praticare l’autopsia. Un’autopsia fuori  che si addentra nell’intimo superando i limiti, mostrando il bisogno diffuso di vedere il sangue, di conoscere il dolore, di giudicarsi migliori.

Fragile

“ Il tabù è il silenzio degli stolti, e chi resta in questo silenzio spesso vive nella menzogna.”

 

Un gruppo di adolescenti, ignari di quanto la loro vita e i loro corpi stiano mutando, cercano risposte alle grandi questioni del mondo e le cercano dapprima intorno a loro e poi dentro. Dentro di noi c’è un universo di contraddizioni e quando cerchi nella confusione, non sai in quale scatolone metterai le mani.